Monochroma celebra il gioco muto


È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi, come credeva Cebes Tebano che primo in sé lo scoperse, ma lagrime ancora e tripudi suoi”. Pascoli, Il fanciullino.

Monochroma ha una sua suggestiva potenza nell’evocare i ricordi di quando eravamo bambini e che conserviamo nella mente: le azioni che compiamo oggi nei platform è ciò che di solito facevamo da piccoli nel parco gioco. Io all’età di otto anni ero già abbastanza alto per arrampicarmi come uno scoiattolo sull’albero e saziarmi a volontà con i suoi frutti, sebbene non abbia mai avuto l’incoscienza di salire sul tetto di casa e saltare da una gronda all’altra con disinvoltura come il bambino protagonista di questo gioco. Ma rispetto al mio piccolo giardino,  Monochroma è disseminata di puzzle e tentazioni per qualsiasi bimbo sveglio, difficile resistergli.

Monochroma cinematic platform

Monochroma cinematic platform

Facciamo finta di avere sei anni e di essere dotati di una forza superiore alla norma; è una notte di mezza estate del 1950, viviamo in una società distopica, quindi le cose vanno nel peggiore dei modi, e infatti abbiamo l’ardire di uscire di casa per giocare nell’oscurità con nostro fratello più piccolo mentre minaccia tempesta e i nostri genitori ignorano dove siamo. La cosa che mi sorprende di più è il panorama: passeggiando con il compagno di marachelle, l’ambiente si fà più industrializzato ma al tempo stesso inquietante, l’esatto contrario di ciò che ci insegna la fiaba di Cappuccetto rosso con la sua contrapposizione fra il villaggio e il bosco, fra la sicurezza del nido familiare e il rischio nascosto lungo un sentiero agreste. Il rosso è l’unica tonalità che si distingue sullo sfondo bianco e nero, ma è un messaggio di pericolo e morte, e infatti sovente risalta su persone e cose la cui presenza ha ragion d’essere solo per sottomettere la Natura. Questo puzzle cinematografico racconta appunto la storia di una compagnia che fa ricerca nella robotica, servendosi anche di metodi poco ortodossi e dell’alchimia. Avanzando all’interno scopriremo qualcosa sul conto di questa società che lascerà increduli gli abitanti del villaggio vicino. Due bimbi contro una corporation, un azzardo persino in gioco. Il nostro fratello più piccolo è per giunta indifeso e ha paura del buio. Influenzerà molto ciò che faremo.

Questo gioco a similitudine di Limbo non usa testo o voci fuori campo per narrare i fatti, le sole immagini sono eloquentissime. Nemmeno Orçun Nisli, programmatore di Monochroma, nasconde dove ha preso l’ispirazione: un paesaggio in bianco e nero, una coppia di bambini protagonisti, il loro ritorno a casa; sono elementi che richiamano alla mente il platform della danese Playdead. D’altronde bisognerebbe ammettere un furto o un plagio, ma in questo video game si magnifica con i mezzi informatici l’arte vera del media muto. Be’ quasi, ci sono sei ore di enigmi che passeremo ascoltando un’ottima colonna musica ed effetti. Un’ultima osservazione per concludere: il gioco è stato fatto quest’anno in Turchia, dalla software house Nowhere Studios che ha sede a Istanbul; nel demo di Monochroma c’è un motivo abbastanza ricorrente, quello degli alberi abbattuti, che mi ha ricordato una recente battaglia ecologista in difesa del Parco Gezi.

Fonti:

  1. Monochroma home page
  2. La raccolta fondi su Kickstarter

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