Starbound. Nuovo gioco, vecchia guardia


Si diceva che il 2D fosse in declino, relegato ai giochi casual nei piccoli frame delle pagine Web, ma di recente ho visto uscire su Steam alcuni titoli che ho scambiato per fantasmi dell’epoca dei vecchi home computer a 16 bit: Terraria, FEZ, FTL, Hammerwatch, ne avrò dimenticato senz’altro qualcuno, ma questi sono quelli più gettonati e, eccetto Terraria, sono giochi per Linux. A riportare in voga il genere platform è la tecnica sandbox piuttosto che la grafica in sé o la storia del gioco stesso; infatti la generazione procedurale del livello e lo scorrimento libero sono i requisiti che tutti hanno in comune. La semplicità del 2D e la spaziosità della sandbox sono caratteristiche che mancano nella maggior parte dei giochi tridimensionali per ragioni tecniche, mentre la moda dei platform non lineari oggi sembra dirci che c’è voglia di libertà e desiderio di superare le barriere che caratterizzano i livelli creati con le heightmap.

Anche Starbound, opera della software house inglese Chucklefish, trae esempi dai giochi degli anni Ottanta che hanno fatto scuola. Prende spunto dai classici della sandbox, Zelda e Metroid, e icone della categoria platform, Mario e Sonic. Inoltre, Starbound è un gioco di ruolo che si rifà a Elder Scrols e Ultima che i giocatori più giovani hanno probabilmente solo sentito nominare.

Alla base di Starbound c’è dunque la generazione procedurale, una tecnica che consente di creare i liveli algoritmicamente (o in termini terra terra, all’occorrenza con operazioni ripetitive) anziché manualmente con un editor; si dice che è un “open world” perché il giocatore è libero di muoversi attraverso il mondo del gioco e ha facoltà di scegliere la direzione, come e quando affrontare gli obiettivi. Non solo, ha capacità di modificare durante la partita, con strumenti opportuni, il mondo stesso, facendoselo su misura. Il giocatore diventa così creativo! Questo è un altro aspetto affascinante dei giochi sandbox e, in particolare, di Starbound: forgiatura, lavorazione dei materiali sono operazioni possibili; kit e attrezzi vari, c’è tutto sulla sua astronave, può persino personalizzarla e poi partire con destinazione un mondo inesplorato, lontano dai guai.

Dove si può capitare? In qualsiasi punto dell’universo di Starbound si possono trovare dungeon, templi abbandonati e villaggi di indigeni o spelonche. Qui facendo uso di materiali e oggetti è possibile costruire una metropoli moderna o una capanna per passare la notte. È Starbound! Un’avventura di tipo sandbox extraterrestre in vendita su Steam con accesso anticipato per Linux, Mac e Windows.

Fonte:

Annunci

A gennaio esce Shadowrun Dragonfall


Quando gioco a Shadowrun Returns ho sempre l’impressione che la partita possa terminare all’improvviso. Ci sono alcuni livelli veramente brevi, il tempo di finire una chiacchierata con un vagabondo e via, sono già alla mappa successiva, senza aver sparato un colpo, senza aver pianificato alcuna strategia. È chiaro, questo gioco ha risentito molto dello sviluppo per dispositivi mobili, tablet e menate simili, uscendo alla fine in edizione mignon.

Shadowrun Dragonfall, a gennaio 2014

Shadowrun Dragonfall, a gennaio 2014

Forse è per questo motivo che l’espansione, promessa in regalo ad ottobre ai sostenitori (beckers) di Shadowrun Returns durante la raccolta fondi su Kickstarter, è stata trasformata in una campagna a sé stante con una storia completa. Tra le altre cose, il nome originario era Berlin ma poi Harebrained Schemes ha ripiegato su Dragonfall. L’avventura si sposta dalle strade di Seattle a quelle di Berlino, la città libera per antonomasia nel Sesto mondo. Gli eventi precipitano nell’anno 2054: una oscura minaccia potrebbe gettare le vite tranquille dei berlinesi nel caos totale. C’è solo un indizio per capire cosa succede e come intervenire: i sussurri del Dragonfall, è qualcosa che ormai nessuno più ricordava dai tempi del mondo Dimenticato.

I contenuti di questa nuova espansione sono interessanti: Dragonfall aggiungerà finalmente il salvataggio libero e ovunque (o save anywhere) che avrei volentieri usato in Shadow Returns,  infatti lo slang adoperato dai personaggi mi costringeva a impiegare molto tempo con le traduzioni e non riuscivo sempre a completare un livello. Ci sarà un nuovo cast di soggetti mitici e cyberware che si aggireranno in locali hi-res, e nuove armi da testare. L’aggiornamento interessa anche l’editor, alcuni aspetti vengono migliorati: il sistema di scripting per creare conversazioni personalizzate e il controllo dell’illuminazione del livello. Tutto il patrimonio di oggetti usati in Dragonfall sarà disponibile per fare UGC (User-Generated Content), espandere questa avventura o scriverne nuove da zero.

Shadowrun Dragonfall è una storia di cospirazione, tecnologia e magia che uscirà, nel mese di gennaio, come espansione DLC di Shadowrun Returns a 14€ su Steam per i sistemi operativi Linux, Mac e Windows. Harebrained Schemes offrirà anche una versione “tutto in uno”: Shadowrun Returns e Dragonfall al costo di 25€ circa.

Fonte:

Nuclear Dawn per Linux già in beta


Quando si compra un gioco multiplayer, è naturale interagire con altri esseri umani in Rete, ma se i giocatori disertano le partite, il divertimento scema di tre quarti e oltre. Allora che senso ha installare un video game di questo tipo senza prima controllare quanti server e quante persone sono online? Nuclear Dawn è un bel gioco che usa il Source engine ed ha delle potenzialità, non è originale ma aggiunge nuove idee al genere misto d’azione e strategia, ciò nonostante quasi nessuno ha pienamente apprezzato queste cose, quindi suggerisco di procedere con i piedi di piombo, spulciando prima le statistiche del gioco giorno per giorno; dal sito Steamcharts risulta che ci sono diciotto giocatori, con un picco di sessantacinque, in media ogni giorno. Fa al caso vostro? In passato, in queste stesse circostanze mi sono divertito molto, per esempio quando giocavo a Savage 2 e al massimo si riempivano due server al dì, per cui penso che potrei passare ore piacevoli anche partecipando, con quei numeri, alle partite di Nuclear Dawn.

Se Chernobil è stata una catastrofe, figuriamoci una terza guerra mondiale! Penso sempre questo quando studio un gioco post-apocalittico: per me non resterebbe nulla di civile in piedi e nessun abitante a raccontare gli eventi. Invece c’è il solito ottimismo anche in Nuclear Dawn, così l’alba successiva alla guerra nucleare vede ancora sprazzi di vita nelle città radiottive. Ma è una speranza effimera perché i superstiti sono sempre in guerra fra loro, chi parteggia per il Consortium degli stati della libertà che puntano sul personalismo, e chi invece per l’Impero rosso, socialista e anti individualista.

Questo è il cosiddetto background, il gioco è simile a Natural Selection 2 e a Team fortress (per lo meno, quando l’aspetto strategico era gestito da un comandante). La peculiarità di questo genere è la condivisione del rischio, non è solo una questione di chi ammazza di più l’avversario, occorre coordinarsi con il resto del gruppo, conquistare e gestire attentamente le risorse disponibili. Infatti, in Nuclear Dawn gli armamenti sono prodotti dalle officine meccaniche, piazzate dal comandante e funzionano solo se c’è corrente. Lo scopo dunque è semplice, ovvero bisogna costruire una rete elettrica che alimenti tutta l’infrastruttura militare. Il nemico cercherà a sua volta di raggiungere questo obiettivo sabotando però la nostra.

La maggior parte del tempo si gioca come soldato in modalità FPS allo scopo di prendere questi punti strategici dove far passare i cavi della “luce”, e difenderli. Le risorse sono a disposizione del comandante, ce n’è uno per ogni squadra, e servono per costruire le torrette, i depositi di armi e munizioni, i punti d’ingresso (sono chiamati spawn point nel gergo dei video game) per i soldati. Infine, ci sono quattro classi militari: il personaggio furtivo, abile col coltello e di professione cecchino (o uno o l’altro), veloce e silenziono, un asso del travestimento – se avete giocato come me per lungo tempo a Enemy Territory, avrete riconosciuto il Cover ops. l’Exo è il “tank” della situazione, avendo un sacco di punti ferita può beccarsi il fuoco nemico e liberare i compagni nei momenti più difficili, purtroppo ha una potenza di fuoco limitata che non gli consente di attaccare con efficacia; dispone di un minigun e di armi speciali che demoliscono gli edifici. L’assaltatore ha fucili di precisione e lanciagranate, è capace di rilevare i nemici invisibili. La classe di supporto può scegliere se giocare come un ingegnere e riparare gli edifici, armato di lanciafiamme, oppure come medico distribuendo kit medici salvavita.

Se come me odiate l’ambiente claustrofobico di Natural Selection e il tema alieni contro umani, se ritenete oltraggioso anche voi lo stile cartoonistico e la demenzialità di Team Fortress 2, allora puntate dritto su Nuclear Dawn, sono tutti giochi basati su Source engine e hanno una spiccata componente strategica che influenza la partita first person shooter. Ma fate attenzione! Nuclear Dawn è privo di una campagna giocatore singolo e il divertimento dipenderà molto da chi sarà presente online con voi. Per giocare questo gioco su Linux, oltre a possedere la copia acquistata con Steam, dovrete abilitare la versione di sviluppo nella finestra delle proprietà di Nuclear Dawn (facendo click sul nome del gioco nell’elenco della vostra libreria Steam): selezionare  la scheda Beta, qui  scegliere linuxbeta dal menu, dopodiché inizierà il download.

Fonti:

  1. Nuclear Dawn official web site
  2. Nuclear Dawn su Steam
  3. Abilitare Nuclear Dawn Beta per Linux
  4. Statistiche giornaliere per Nuclear Dawn

X-COM: Enemy Unknown. Esce la beta per Linux


Nonostante abbia sempre giocato con Linux, i titoli Civilization e XCOM mi sono familiari e capisco di cosa trattano anche senza averli mai visti da vicino; se ne è parlato molto in Rete, sono due lunghe serie di giochi di strategia a turni di grande gradimento. La loro essenza è un insieme di regole facili da comprendere, ma difficili da applicare e richiedono una buona dose di riflessione. Questa è la chiave del loro successo. Ora è inutile che io nasconda il fatto che è sempre mancato qualcosa di simile e originario per il sistema operativo Linux; mi vengono in mente solo un paio di titoli: Freeciv e UFO2000, i quali si ispirano sempre a Civilization e XCOM e dimostrano lo strepitoso successo di entrambe le saghe anche nell’universo dell’open source.

Mettiamo da parte Civilization, tappa fondamentale per comprendere i giochi di strategia a turni, e concentriamoci su X-COM: Enemy Unknown. È in parte un rifacimento moderno del più vecchio X-COM: UFO Defense e al tempo stesso ne è il sequel. Enemy Unknown è stato sviluppato nel 2012 con l’Unreal Engine 3 da Firaxis, una software house che collabora direttamente con Sid Meier, per le piattaforme Windows, Mac OSX e le principali console. Questo gioco avrà prossimamente una beta per Linux. Il portale SteamDB ha tracciato un elenco di file per il sistema operativo open source dal “repositorio” di X-COM: Enemy Unknown. Sebbene SteamDB non faccia parte del network di Valve, i dati raccolti sono la prova che Firaxis sta portando il gioco su Linux.

XCOM: Enemy Unknown, la beta per Linux è realtà

XCOM: Enemy Unknown, la beta per Linux è realtà

X-COM è una organizzazione internazionale che combatte segretamente le forze aliene che tentano di invadere il pianeta Terra. Enemy Unknown è un gioco TBS (Turn Based Strategy) con ambienti distruttibili. La sua caratteristica principale però è la visuale che cambia a seconda della fase del gioco. Durante le operazioni strategiche compare il geoscape che è un globo terrestre, installato nel quartier generale di X-COM, sul quale il giocatore deve posizionare la base operativa; dà anche una panoramica delle altre sedi X-COM esistenti, le rotte degli aerei, gli UFO individuati, le basi aliene e i siti con presunta attività extraterrestre. Quando le forze X-COM entrano in contatto con gli alieni, il gioco passa dalla fase strategica a quella d’azione in uno scenario 3D con prospettiva isometrica detto battlescape. Sotto questa visuale si ha la possibilità di controllare una squadra e spostarla a turno sul campo di battaglia.

X-COM: Enemy Unknown mi darà l’opportunità di provare un tipo di gioco che è sempre mancato in Linux. Pur trattandosi del rifacimento di un vecchio capolavoro, E.U. è stato accolto bene dai fan della serie fantascientifica X-COM. La beta sarà aperta a tutti gli utenti Steam in possesso di una copia valida di Enemy Unknown, penso, questo mese. Nel programma Steam si dovrà abilitare il download dalla scheda beta delle proprietà del gioco. Questa cosa non è ancora ufficiale per cui l’ultima parola spetta  a Firaxis.

X-COM: Enemy Unknown, Mission Control room

X-COM: Enemy Unknown, Mission Control room

Fonti:

  1. http://www.xcom.com/enemyunknown/
  2. http://steamdb.info/linux/

Signal Ops: obiettivo Linux. Roger that!


Con poche modifiche si potrebbe trasformare Signal Ops in un manageriale per 007, forse il primo di questo genere, ma in realtà è un FPS piuttosto originale. Come si evince dal titolo di questo gioco, i segnali radio hanno un’importanza enorme: scelgo gli agenti da un gruppo di specialisti ficcanaso e pianifico il lavoro con il quadro dirigente di un’oscura e misteriosa (setta) Struttura 7C, un ente parastatale che fa i “servizietti” ai nemici della nazione… Infine, mi siedo davanti a un enorme pannello con TV anni Cinquanta e inizio a impartire ordini ai miei uomini con una potente ricetrasmittente.

Io comando e gli agenti fanno il lavoro sporco. Va benissimo finché il ponte radio resta in piedi. Il concetto chiave del gioco Signal Ops è che gli operatori allontanandosi dal quartier generale trasmettono un segnale radio meno intenso, le batterie col passare del tempo si scaricano, quindi il contatto radio diventa instabile e la telecamera trasmette immagini poco nitide. Non vedendo chiaramente cosa succede sul campo, come posso dare gli ordini? senza i miei ordini gli uomini si faranno certamente scoprire e uccidere! Dunque, gli agenti devono stare nel campo di ricezione della radio (segnalato sempre nel gioco con un linea verde) e trovare anche nuove sorgenti di energia per ripristinare e potenziare il segnale. Tutto questo senza mai perdere d’occhio l’obiettivo della missione: trafugare documenti, assassinare i VIP, sabotare impianti industriali.

Signal Ops non è un FPS , è fino a quattro FPS in uno! Una cosa straordinaria, tuttavia non unica, già in Hired Guns, un gioco per Amiga degli anni Novanta, lo schermo venne diviso in quattro e furono messi sotto il controllo del giocatore altrettanti mercenari. Ovviamente il paragone finisce qui. Signal Ops ha una grafica accattivante realizzata con la tecnica cel shading ed effetti sonori ad “alta fedeltà”. Ogni agente ha una telecamera nascosta che mostra dove si trova e cosa sta facendo. Bisogna sfruttare questa peculiarità per tenere d’occhio tutta un’area e studiare le strategie opportune.

In Signal Ops sono combinati insieme elementi classici dei giochi shooter, furtivi, di strategia e d’intelligenza basati su puzzle. Ogni missione richiede una squadra speciale che può essere formata pescando da un gruppo di spie specializzate in compiti di assistenza, copertura, combattimento corpo a corpo e cecchinaggio.

Ora però rigiro a voi la domanda che fecero a me quando entrai nella Struttura 7C: avete abbastanza fegato per seguire gli ordini del Padre Oscuro (Dark Father nel gioco) senza discutere? Mi era stato detto anche di aspettare (non manca molto) l’uscita di questo gioco per Linux su Steam.

Signal Ops: obiettivi

Signal Ops: obiettivi

Fonti:

  1. Signal Ops su Steam Community
  2. Signal Ops su Space Bullet Dynamics Corporation